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Atena e Marsia  

Atena e Marsia

Invv. 9974, 37022, 9975, 9970

Il gruppo restituisce un capolavoro di Mirone che raffigura la dea Atena e il sileno Marsia. Il mito narra che Atena, dopo aver inventato il flauto a doppia canna, l'aulòs, lo gettò inorridita a terra poiché nel suonarlo le si erano deformate le gote. Il sileno, attratto dal meraviglioso suono, con passo leggero, quasi di danza, si avvicinò allo strumento per impossessarsene. È qui esposta la statua di Marsia che, databile alla prima metà del I secolo d.C., fu ritrovata nel 1823 sull'Esquilino. Accanto è un calco in gesso della Atena Lancellotti utilizzato alla metà del XIX secolo per la ricostruzione del gruppo mironiano che, databile intorno al 460 a.C., era noto da raffigurazioni monetali, da rilievi e da fonti letterarie. Il Marsia è testimoniato da una ulteriore replica in marmo pentelico proveniente dalla villa di Domiziano a Castel Gandolfo, mentre della figura di Atena è esposta una testa di età adrianea sempre in marmo pentelico.