HomeIl Giovedì dei MuseiUn caso di "mummia-mania"

UN CASO DI "MUMMIA-MANIA"
Le indagini scientifiche risolvono un enigma






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Il primo appuntamento del 2015 con il ciclo di conferenze Il Giovedì dei Musei si annuncia interessante già dalla particolarità del titolo: "Un caso di mummia-mania. Le indagini scientifiche risolvono un enigma".
Ad ispirare l'incontro – che si terrà alle 16.00 del 22 gennaio presso la Sala Conferenze dei Musei Vaticani – è stato infatti il grande interesse suscitato dal restauro di una piccola mummia appartenente alla collezione egizia dei Musei Vaticani.
Introduce la conferenza il professor Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani, che passerà poi la parola al curatore del Reparto di Antichità Egizie e del Vicino Oriente, Alessia Amenta. Seguiranno gli interventi di Ulderico Santamaria, responsabile del Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione ed il Restauro dei Musei Vaticani, di Fabio Morresi, assistente del medesimo Laboratorio e di Sveva Longo collaboratrice presso lo stesso.

Anticipiamo un estratto della relazione di Alessia Amenta:

Il restauro di una piccola mummia, conservata nel Reparto Antichità Egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani (inv. 57853), ha suscitato notevole interesse, mettendo in luce un caso di "mummia-mania". Così si definisce quel fenomeno che investe l'Europa a seguito della scoperta della Stele di Rosetta nel 1799 e la conseguente decifrazione della scrittura geroglifica ad opera di Jean-Francois Champollion nel 1822.


Risale ufficialmente a quella data la nascita dell'Egittologia scientifica e, da quel momento, la Valle del Nilo non è più "terra di mistero". L'Egitto rientra nel Grand Tour e i collezionisti privati anelano ad acquistare una mummia da mostrare nei loro circoli esclusivi di amici. Nello stesso modo le mummie vanno ad arricchire i primi musei egizi, che via via si formano presso le grandi corti europee nel corso del XIX secolo. Parallelamente, la mummia-mania dilagante porta anche al fenomeno del cosiddetto "sbendaggio" in pubblico di mummie riportate dall'Egitto, al fine di acquisire informazioni preziose anche sul loro procedimento di fabbricazione.


E che delusione, talvolta, riscontrare che la mummia in questione era soltanto un groviglio di bende arrangiate a simulare un antico reperto! La mummia presentata nell'odierna conferenza è una testimonianza importante di questo fenomeno di falsificazione che ha saputo magistralmente ingannare collezionisti e spesso anche studiosi. Le indagini scientifiche, eseguite sotto la regia di Ulderico Santamaria e del suo assistente Fabio Morresi, hanno permesso di ricostruire la tecnica di fabbricazione e verosimilmente l'area e il periodo in cui questi falsari hanno operato. Sparsi in una ventina di musei, si contano una quarantina di esemplari di questa particolare tipologia di mummie che gli Egittologi hanno comunemente indicato come "mummie di bambino" o "mummie di animali".

È in corso la pubblicazione dell'intero corpus da parte di Alessia Amenta, curatrice del Reparto, e di Jonatan P. Elias (UPenn - University of Pennsylvania, USA).



Questa ricerca rientra nell'ambito del "Vatican Mummy Project", il progetto interdisciplinare di studio delle mummie umane conservate presso il Reparto Antichità Egizie e del Vicino Oriente dei Musei Vaticani, diretto dalla curatrice Alessia Amenta, in collaborazione con il Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione ed il Restauro dei Musei Vaticani, e con il coordinamento di Ulderico Santamaria e dal suo assistente Fabio Morresi. I risultati della ricerca sono stati presentati da Alessia Amenta al convegno internazionale "Burial and Mortuary Practices in Late Period and Graeco-Roman Egypt" - svoltosi presso il "Museum of Fine Arts" di Budapest nei giorni 17-19 luglio 2014 - e saranno pubblicati nei relativi Atti.




Note sul restauro


Il restauro della mummia e delle sue coperture in cartonnage (bende di lino stuccato con gesso e dipinte) è stato finanziato da Juliann e Michael O'Connor, Patrons of the Arts in the Vatican Museums, Capitolo della California.
Il restauro delle bende della mummia è stato eseguito dalla restauratrice di tessuti Cinzia Oliva (Torino), sotto la supervisione del Laboratorio di Restauro Arazzi e Tessuti dei Musei Vaticani, coordinato da Chiara Pavan.
Il restauro degli elementi in cartonnage è stato eseguito da Cristina de' Medici, restauratrice del Laboratorio di Restauro Opere su Carta dei Musei Vaticani, coordinato da Chiara Fornaciari da Passano.
Le analisi diagnostiche sono state eseguite presso il Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione ed il Restauro dei Musei Vaticani, coordinato dal prof. Ulderico Santamaria e dal suo assistente Fabio Morresi.
La Risonanza Assiale Computerizzata (TAC) della mummia è stata eseguita presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria "G. Martino" di Messina, Dipartimento delle Scienze Biomediche e delle Immagini Morfologiche Università di Messina, grazie alla collaborazione del prof. Marcello Longo.


 


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